martedì 22 marzo 2016

Un sacco de gattini

"Roma belisssimi! Io da Febbraio già visti San Pietro e Capelllla Sistini, belisssimi! Tu e Analissa tanto fortunati. This have been mio sogno da quando ho visti Vacanze Romani! Tu vive vicino a scena di Vespa! Belissimi! Oggi sono stata a mercatio isquini-, eschigno-"

"Esquilino."

"Sì!"

"Belissimi?"

"BELISSSSIMI OF COURSE!"

"Eh, 'nfact."

"Poi Trasteveri ci sono i gabbiani come a mare! Ma chi beli! E ieri sono andata a ponte di musica, che tu camini e c'è musica no sa dove viene musica, wow! E italiani tutti carini che io dice chi sono inglese e tutti fanno hello!hello beautiful, hello!, e un bambini mi ha detto chi sembro Jasmin from Aladdin! Chi carini!, E poi ho visto chi avrete uni... uni... a pregnant mayor!"

"No, aspe-"

" Oh, Viviani, tu sempre seria. Tu vive in belissimi città full of history and charm-"

"And the food, non te scorda' the food me raccomando."

"Certi, no daveri tutto tutto belissimi. Poi io presi casa vicini Termini e ho un palazi bellissimi di fronti chi c'è scritto casa povnd, è latini di antico romani, chi significhi?"

"..."

"..."

"..."

"Analissa? What?"

"..."

"Viviani?"

"Ehm.. si.. è latino... però... è un palazzo vecchio... mo.. è tipo... boh... me sa un canile"

"Canili?"

"Eh si, canili. A dog shelter"

"A dog shelter!"

"Yes, full of puppies"

"Puppies! And kittens?"

"Yes, a shitload of kittens."




Ragazzi, questa si chiama Margareth, è inglese di origini marocchine ed è la prima volta che viene a Roma. In questo periodo di campagne elettorali dove Roma pare essere per i politici come il monte Taigeto per gli spartani, in cui ci sta l'invasione dei topi mannari, in cui c'è Mafia Capitale e tutto il resto, scusate, ma io non ce l'ho proprio fatta a spiegare a questa principessina berbera piena di entusiasmo per le fettuccine che the pregnant mayor (speramo de no) darà alla luce un baby Benito e che Casa Pound non è un rifugio per gattini.
Ho il cuoricione troppo tenero per fare da proloco degli orrori.

sabato 12 marzo 2016

L'arte di disporre i fiori

Siccome non avevo niente da fare ho cambiato la grafica del blog.
Che vita entusiasmante.

Adesso che sono molto più glamour, accenderò in voi il sacro fuoco dell'arredamento fighetto con i miei raffinatissimi consigli di home design.

Il primo consiglio è di avere voglia di arredare casa.
Il secondo consiglio è di non andare a vivere con un accaparratore compulsivo di suppellettili da pub.

Se non riuscite proprio ad applicare queste massime universali dell'arredamento, potete sempre fare buon viso a cattivo gioco e usare i boccali di birra come vasi per i fiori e ciotole da potpourri.



Ah!, lo stile! Il romanticismo! Il luppolo!

lunedì 29 febbraio 2016

Il mio inestimabile contributo alla settimana della moda - Schutz/Staffeln 16

Il Comitato per il Disagio e la Mostrificazione mi ha incaricata di selezionare dei capi che rappresentino il bisogno di esternare che ci fa tutto schifo e allora cerchiamo di rifugiarci nella nostra fantasia (anche se ormai è popolata anch'essa da spaventose chimere metà Brosio metà mattone).
Questa è dunque la mia selezione per la stagione S/S 16.
Qui potete trovare quella dei miei esimi colleghi.



 Me and Zena

Stay Home Club


Lazy Oaf

venerdì 26 febbraio 2016

Fare pace coi social - Il mio Facebook è differente

Ho cominciato a seguire un progetto basato sui social network. Inutile dire - lo avrete notato da soli - che ho poca familiarità col mezzo. Non è che ne vada fiera, non sono una di quelle persone che si vanta di ripudiare la tecnologia opponendovi una nostalgica predilezione per il dolce stil novo. Mi piace tutta la fuffa prodotta da social, mi piacciono i meme, mi piace "petaloso", mi piace mettere mi piace. Il problema è che riconoscere ai social una seria dignità comunicativa porterebbe all'obbligo morale di prendermene cura attivamente e a me - beh, mi piace essere pigra: una cifra di Like alla pigrizia proprio.
Finora il mio rapporto coi social network è stato come quello che immagino instaurerei con un patrigno un po' coglione. Mi urta come parla, mangia, respira e tifa Lazio, però, per qualche strano motivo, alla mia mamma piace tanto, quindi per quieto vivere mi limito a distogliere lo sguardo quando lo trovo sul divano in mutande la domenica mattina.
Ecco, questo progetto mi ha fatto venire voglia di provare veramente a voler bene a questo imbecille.

Probabilmente, se tutto andrà a buon fine e riuscirò a dominare il social mezzo, cambierò delle cose anche da queste parti. Ma non fasciamoci la testa prima di averla instagrammata con la piega fatta.

Come in ogni rapporto da salvare, ho cominciato facendo mea culpa e sono andata a rivedere le cazzate fotoniche che ho immesso nel mondo tramite i miei account.

Twitter. Twitter lo uso solo per stalkerarvi a voi lettori, perché vvb. A volte mi viene voglia di buttarmi nella mischia e commentare i programmi televisivi, ma in genere, appena apro lo streaming, mi vengono da scrivere solo le parolacce o le onomatopee dei pernacchioni che farei ai conduttori se fossi tra il pubblico in studio. Più frequentemente mi dimentico di avere un account.
Twitter è la più probabile delle vittime sacrificali nei trattati di pace con i social network. Dovrò aprire un altro account personale e dovrò gestirne un altro con un piano editoriale prestabilito, quindi mi sa che quello del blog andrà a dormire coi pesci.
Non credo che nessuno si stia strappando i capelli dalla disperazione all'idea.

Instagram. Instagram mi piace!, lo uso come una povera rincoglionita, ma mi fa una genuina simpatia ed è la mia attività da cesso preferita. Certo, dovrei comprarmi un cellulare nuovo per ricominciare a postarci, però c'è sempre il fatto che se mi ricompro il telefono poi la gente ricomincia a telefonarmi. Forse liberarmi di questa propensione antisocial nel vita reale mi aiuterebbe anche con il social virtuale. Chi lo sa, lo scopriremo solo dopo consultazione del volantino delle offerte di Mediaworld.

Facebook. Facebook è stata la rivelazione, la riscoperta. Ho sempre avuto un rapporto conflittuale con il buon vecchio FB, dovuto soprattutto al fatto di uscire di merda nelle foto in cui vengo taggata da amici malefici. Però sono andata a rivedere la mia cronologia e wow: la mia pagina Facebook è un monumento stellare all'idiozia: bellissima, superba, piena di cagate sconvolgenti.
A parte costruirmi il sentiero verso il Nobel per il disagio comunque, Facebook ha tante funzioni utili per la conquista del mondo e il lavaggio del cervello, dunque è doveroso studiarselo con attenzione.
Anche se resto affezionata al mio modo di usarlo come raccolta di cretinate.

Vi saluto con la promessa di impegnarmi a diventare una social editor decente e con una selezione delle migliori gif idiote presenti sul mio profilo.












lunedì 22 febbraio 2016

Agostino

Spaventato, si levò dal ballatoio, di fronte alla scala, la porta della madre era attigua alla sua. Egli si avvicinò, ma trovandola socchiusa, invece di bussare come sempre faceva, forse guidato inconsapevolmente da quel suo nuovo desiderio di sorprendere l'intimità materna, sospinse dolcemente il battente aprendolo a metà. La camera della madre, molto più grande della sua, aveva il letto accanto alla porta; e proprio di fronte alla porta un cassettone sormontato da un largo specchio. La prima cosa che vide fu la madre ritta in piedi davanti a questo cassettone.

Ella non era nuda come aveva quasi presentito e sperato affacciandosi, bensì quasi spogliata e in atto di togliersi davanti allo specchio la collana e gli orecchini. Indossava una camiciola di velo che non le giungeva che a mezz'anca. Poi, sotto i due rigonfi ineguali e sbilanciati lombi, uno più alto e come contratto l'altro più basso e come disteso e indolente, le gambe eleganti si assottigliavano in un atteggiamento neghittoso dalle cosce lunghe e forti giù giù per il polpaccio fino all'esiguità del calcagno. Le braccia alzate a staccare la fibbia della collana imprimevano al dorso tutto un movimento visibile entro la trasparenza del velo, per cui il solco che spartiva quella larga carne matura pareva confondersi e annullarsi in due groppe diverse, l'una in basso sotto le reni, l'altra in alto sotto la nuca. Le ascella si spalancavano nell'aria come due fauci di serpenti; e come lingue nere e sottili ne sporgevano i lunghi peli molli che parevano avidi di stendersi senza più la costrizione pesante e sudata del braccio. Tutto il corpo grande e splendido sembrava, agli occhi di Agostino, vacillare e palpitare nella penombra della camera e come per una lievitazione della nudità ora slargarsi smisuratamente riassorbendo nella rotondità fenduta e dilatata dei fianchi così le gambe come il torso e la testa ora invece ingigantirsi affusolandosi e stirandosi verso l'alto, toccando con un'estremità il pavimento e con l'altra il soffitto. Ma nello specchio, in un'ombra misteriosa di pittura annerita, il viso pallido e lontano pareva guardarlo con occhio lusinghieri e la bocca sorridergli tentante.

Il primo impulso di Agostino, a tale vista, fu di ritirarsi in fretta; ma subito questo nuovo pensiero: "È una donna", lo fermò, le dita aggrappate alla maniglia, gli occhi spalancati. Egli sentiva tutto il suo antico animo filiale ribellarsi a quella immobilità e tirarlo indietro; ma quello di nuovo, ancora timido eppure già forte, lo costringeva a fissare spietatamente gli occhi riluttanti là dove il giorno prima non avrebbe osato levarli. Così, in questo combattimento tra la ripugnanza e l'attrattiva, tra la sorpresa e il compiacimento, più fermi e più nitidi gli apparvero i particolari del quadro che contemplava: il gesto delle gambe, l'indolenza della schiena, il profilo delle ascelle; e gli sembrarono in tutto rispondenti a quel suo nuovo sentimento che non aveva bisogno che di conferme per signoreggiare a pieno la sua fantasia.




mercoledì 17 febbraio 2016

L'asfalto e l'abisso

Sgarbi The Dog, essendo un cane, se bagnato inizierà a puzzare di cane bagnato. Quando piove allora, preferisco correre il rischio che mi pisci in casa piuttosto che di trasformarlo in un mocio maleodorante che appesta l'aria.
Alle dieci di sera ancora pioveva, e io ero già in attesa di veder spuntare polle di piscio in mezzo al pavimento. Poi smette di piovere, acchiappo il cane e lo porto giù tutta contenta di aver salvato capra e cavoli.
Scendiamo e andiamo nel parcheggio-zona cani. A un certo punto guardo il telefono, mi rigiro e non c'è più Sgarbi: c'è solo il guinzaglio che va dalla mia mano al marciapiede e si inabissa nell'asfalto accanto a un ciuffo di peli rossi. Tiro la lenza e scopro, con poca sorpresa e sommo scazzo, di aver pescato un cane bagnato, lercio e perplesso.
Il giorno dopo ho un esame.

Mi sveglio, avvolta dall'inconfondibile odore di cane marinato in fogna di Calcutta, e mi preparo per uscire. A Torre Maura all'improvviso mi trovo davanti una voragine al centro della strada, inaggirabile. Rallento, concerto di clacson alle mie spalle. Sterzo più che posso, ma niente.
Lo sbalzo mi lascia con lo specchietto laterale a penzoloni e fa schizzare la manovella del finestrino nell'abitacolo tipo proiettile.

Signore e signori, queste sono le buche di Roma.

Adesso vado. Devo portare il cane che puzza di morto ammazzato male a casa dei miei, ché loro hanno la vasca da bagno, così lo lavo.
Per arrivarci però, devo prima forzare il finestrino della macchina per aprirlo, così posso reggere lo specchietto con una mano mentre guido.
Poi vabbè, la posso pure lasciare parcheggiata col finestrino aperto.
Tanto la puzza fa da antifurto.

domenica 14 febbraio 2016

San Valentino a casa Viviardo

Dicono che per tenere viva una relazione bisogna sempre sforzarsi di trovare cose nuove da fare insieme. Noi invece siamo pigri, quindi abbiamo puntato tutto sulla tradizione. 

Adesso vi racconto la nostra tradizione di San Valentino.
Tutto cominciò quando mia madre scopre che ho un ragazzo che non è né un metallaro, né un extracomunitario, né un metallaro extracomunitario - sempre stata in fissa con l'industrial e l'esogamia io. La cosa le piace moltissimo.

Per il nostro primo San Valentino - anno 2012 -, mi compra delle candeline rosa a forma di cuore dicendomi di usarle per apparecchiare in modo carino che tu sei femmina e ci devi tenere a queste cose. 
Ok, ok, ciao ma'.
Prendo la macchina per andare da Riciard, parcheggio, salgo a casa e mi dimentico le candeline per apparecchiare in modo carino che sono femmina in macchina.
Stanno ancora là.

Così è nata la nostra tradizione di San Valentino, che consiste nel ricordarci che in macchina ci stanno delle candeline a forma di cuore, mentre mangiamo la pizza direttamente dal cartone e ce ne sbattiamo romanticamente il cazzo di tutto il resto.
In pratica per noi è San Valentino tutte le volte che ordiniamo la pizza a domicilio.
W l'amore.